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Donne sindaco

E’ trascorso più di mezzo secolo da quando, nel lontano 1945, Ada Natali, prima donna eletta sindaco in Italia, varcò la soglia del municipio di Massa Fermana, nel Marchigiano.

Da allora, tra battaglie femministe e quote rosa, ne è passata di acqua sotto i ponti e l’ascesa delle donne nell’olimpo della politica si è rivelato un percorso irto di insidie.

A settant’anni dall’elezione di Ada Natali, la situazione politica femminile in Italia sembra essersi cristallizzata: poche posizioni di rilievo, poca partecipazione delle donne alla vita politica e, spesso, impossibilità concreta di coniugare famiglia, lavoro e incarichi istituzionali. Attualmente le poltrone di primo cittadino occupate da donne sono 884, a fronte di un totale di 8092 comuni.

La maglia nera nella graduatoria dei comuni retti da donne stilata da Ancitel spetta al Sud: su 1790 comuni, solo 106 sono amministrati da donne, con picchi negativi nelle provincie siciliane di Trapani, Enna, Siracusa e Ragusa, in cui si registra uno zero assoluto di presenza femminili a capo delle giunte. Va un po’ meglio al Nord, dove si evidenzia un rapporto medio di 300 comuni rosa su 2000; al primo posto si piazza la provincia di Gorizia in Friuli Venezia-Giulia, con otto comuni su 25 guidati da donne.

Per quanto riguarda i ruoli chiave, dopo la sconfitta elettorale dell’ex sindaco di Milano Letizia Moratti, l’unica donna a reggere una città strategica è Marta Vincenzi, primo cittadino di Genova, sesto comune italiano per popolazione e terzo polo industriale del Paese.

Nonostante il panorama della politica femminile non sia dei più “rosei”, non mancano però le eccezioni positive, come nel caso di Sant’Agata Bolognese (Bo), balzato agli onori della cronaca per essere l’unico comune italiano retto da una giunta tutta al femminile.
Dal 2009 infatti, il sindaco Daniela Occhiali, insegnante e mamma di tre bambini, guida una squadra di sole donne, composta da quattro assessori e una segretaria comunale che, ironia della sorte, si chiama proprio Rosa.

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